Castelvecchio - Escursione autunnale
Ci siamo recati di nuovo a Castelvecchio la prima volta il 9 di ottobre e poi verso la fine del mese, un venerdì mattina. La prima volta abbiamo percorso solo un tratto del sentiero e la seconda volta siamo arrivati fino alle rovine del vecchio castello. Siamo stati divisi in gruppi e ognuno doveva trovare un cero numero di piante, avendo a disposizione fotografie e notizie dettagliate: sembrava una caccia al tesoro! Siamo così riusciti ad ottenere una mappa dei vegetali presenti.
All’inizio del percorso , in prossimità della roccia più grande, abbiamo potuto osservare delle pianticelle di artemisia o assenzio, di fusaggine e di elleboro mentre edera e clematis salgono a ricoprire tutto il masso. Abbarbicate alla roccia crescono altre piante tra cui la sassifraga.
Il sentiero sale tagliando il ripido pendio che guarda a nord – est fiancheggiato sulla destra da rocce scoscese ricoperte in prevalenza da muschi, piante erbacee, paleo, piccoli arbusti e pochi alberi. A sinistra una ripida scarpata ricoperta da bosco misto (cerro, nocciolo, ontano, frassino, maggiociondolo, robinia e qualche corniolo) scende verso il fiume Serchio che si intravede nella stretta gola rocciosa detta Tanaborda. Si possono vedere esemplari di epatica, viola e più avanti, vitalba; i tratti rocciosi appaiono ricoperti da felci. Su tutto il versante di nord-est la vegetazione è condizionata dall’esposizione e dalla presenza del fiume: troviamo quindi in genere piante che amano l’umidità e i luoghi ombrosi come ad esempio la betulla o l’epatica.
Il sentiero che di tanto in tanto si allarga in piccoli spiazzi erbosi, procede rettilineo per circa 200 m poi, dopo una breve salita piuttosto ripida curva a destra raggiungendo uno spiazzo piuttosto ampio dal quale possiamo osservare l’abitato di S.Donnino. Siamo a quota 560 s.l.m.,
Il sentiero procede ancora rettilineo e poi, dopo una curva ad u si porta in direzione di Piazza al Serchio. Possiamo ora vedere l’Acqua Bianca, la segheria del marmo, l’abitato di S.Michele, di Casciana e di Nicciano, dietro al quale le spettacolari Apuane.
Tutto il versante è esposto al sole per cui i vegetali presenti amano terreni più asciutti e preferiscono il sole: ci sono rovi, la fusaggine, esemplari di ombrellifere, la ginestra dei carbonai, cespugli di rosa canina, arbusti di biancospino, prunus e alcuni cespugli di pungitopo (pianta protetta).
Sulla sinistra possiamo osservare dei terrazzamenti un tempo coltivati ed ora ricoperti di piante di ailantus e robinia e di arbusti tipo la rosa canina, il prunus, il biancospino. Fanno tutti parte della vegetazione pioniera, cioè di quelle piante che per prime riescono a stabilirsi sui terreni nudi e precedono la formazione del bosco. In questo caso si tratta di una ricolonizzazione in quanto il bosco originario era stato eliminato dall’uomo per dare spazio alle colture. L’ailantus e la robinia non fanno parte del bosco originario (cerreto – carpineto) ma in questo caso lo sostituiscono perché sono piante a crescita più rapida.
Proseguendo lungo il sentiero arriviamo ad uno spiazzo pianeggiante abbastanza ampio dove si possono osservare esemplari di canugiolo, raponzolo e ginestra e, dopo una breve salita, poco prima delle rovine del castello, acora esemplari di prunus e pungitopo. La cinta muraria , unica testimonianza rimasta di questo antico castello, è ormai quasi interamente ricoperta da edera, rovi, erba e piccoli arbusti. All’interno l’area è difficilmente praticabile perché anche qui le piante pioniere hanno praticamente ricoperto l’intera zona.